D.O.P. Canino
Denominazione di Origine Protetta riconosciuta a livello europeo nel 1996. Vincola l'olio al comprensorio di Canino, alle cultivar storiche e a parametri di acidità e resa fissati dal disciplinare. Ogni partita passa dal panel test.
Perché rinunciamo al taglio, e che cosa si sente nel bicchiere.
Il disciplinare della DOP Canino ammette la Caninese insieme a Leccino, Frantoio, Pendolino e Maurino. Noi rinunciamo al blend: una sola cultivar, quella che qui è nata e che nessun altro territorio ha in purezza.
È una scelta che costa. Il blend serve a smussare le annate difficili e a rendere l'olio più prevedibile; la monocultivar, al contrario, espone l'annata così com'è. In cambio si ottiene un profilo riconoscibile: amaro e piccante netti, carciofo e cardo, chiusura di mandorla verde.
La raccolta comincia presto, a metà settembre, a invaiatura appena iniziata: la resa in olio è più bassa, il contenuto polifenolico al massimo. Dalla pianta al frantoio passano poche ore.
C'è una seconda ragione per lasciarla sola. Nei confronti tra cultivar italiane la Caninese risulta tra quelle che perdono meno composti fenolici durante la conservazione: un olio che a gennaio è vivo, a giugno lo è ancora. È anche il motivo per cui la Selezione esce in latta e non in vetro trasparente.
La soglia di 250 mg/kg è quella fissata dal Reg. UE 432/2012 per poter dichiarare in etichetta che i polifenoli dell'olio di oliva proteggono i lipidi ematici dallo stress ossidativo: 5 mg di idrossitirosolo e derivati ogni 20 g di olio. La supera circa un olio su dieci tra quelli a scaffale. Il valore di ogni campagna è riportato sul lotto.

Tre livelli distinti: uno riguarda l'origine, uno il metodo agricolo, uno la varietà. Sono indipendenti tra loro — averli tutti e tre insieme non è comune.
Denominazione di Origine Protetta riconosciuta a livello europeo nel 1996. Vincola l'olio al comprensorio di Canino, alle cultivar storiche e a parametri di acidità e resa fissati dal disciplinare. Ogni partita passa dal panel test.
Nessun diserbante, nessun concime di sintesi, nessun insetticida di copertura. Inerbimento controllato tra i filari, difesa dalla mosca con metodi ammessi in biologico, controlli annuali dell'organismo certificatore nome ente e codice.
Caninese in purezza, da oliveti mappati particella per particella. La monocultivar non è un obbligo del disciplinare: è una restrizione che ci imponiamo, e che si sente al primo assaggio.